Ladro di storie
Descrizione
In una delle storie che state per leggere, l’autore racconta di un giovane che,
per soccorrere un ferito lungo la strada, viene travolto e ucciso da un’auto
che sopraggiungeva a folle velocità. E commenta, riportando i soliti discorsi
che si fanno, che fanno soprattutto le persone care sconvolte e non riescono a
farsene una ragione: ah, se si fosse fatto i fatti suoi! Eh, già: se Francesco
Cirillo si fosse fatto i fatti suoi! Magari non sarebbe finito in carcere. E il
mondo sarebbe un po’ più stupido e un po’ più povero. Così per queste storie
“rubate”. Senza questo tenero furto, tanti personaggi con le loro storie di
ordinaria o straordinaria ingiustizia sarebbero rimasti nell’oblio; e noi
saremmo un po’ più ignoranti, un po’ più inconsapevoli di come va il mondo. Le
storie sono raccontate in maniera secca, essenziale. Senza orpelli. Andando
dritto al succo della narrazione. E però, attraverso piccole vicende
individuali, si attraversano pezzi cruciali della storia del nostro paese. Dal
fascismo alle guerre mondiali. Col leit-motiv dell’emigrazione, che è poi la
prospettiva dalla quale la Calabria ha visto e interpretato gran parte di
quelle tragedie nazionali, sempre più tragiche dove vanno a sommarsi a storici
ritardi socio-economici. Non indulge Cirillo in leziosità o in romanticismi;
tuttavia alcuni di quei percorsi individuali emergono prepotentemente nella
forza di commozione e di partecipazione di intime vicende sentimentali. L’amore
ricorre spesso, in queste storie; ed è coniugato, come spesso gli accade, con
repressione e convenzione, e reagisce con irriducibilità e ribellione. Storie
di zingari e di anarchici, di contadini e di operai; di ultimi, di emarginati,
ma mai di vinti. Mi chiedo se c’è un filo conduttore, un tratto comune che
tiene insieme queste storie così distinte per anno, contesto, ambientazione.
Uno, di sicuro, è il rappresentare l’”altro mondo”. Quello che fatica a entrare
nelle cronache dei giornali (e quando vi riesce è equivocato e falsato) e di
cui niente rimane nella storia ufficiale. Una storia di “resistenza” che si
nutre soprattutto di buon senso, di coerenza, di autenticità. Che vede il mondo
come uno spazio da conoscere e da colorare, e in cui giocarsi la propria
personale tensione alla felicità; e non come un sistema di regole
preconfezionate a cui aggiungere il proprio numerino. L’altro, è il Tirreno
cosentino. Ossia il mare. Ovvero un caleidoscopio di occhi vispi, ciuffi
selvaggi, sentieri tracciati fra gli scogli; coi suoi padroncini stolti, le sue
speculazioni edilizie, e la sua percezione del cielo stellato.
Altri libri di Francesco Cirillo che trovate in libreria
- Tutti gli edicolanti sono pazzi – Editur Calabria 2004
- Storia di Diamante e Cirella – ed. Il Diogene 2007
- Ladro di storie – ed.Il Diogene 2007
- Guida alla sopravvivenza in Calabria
- Noi sovversivi- ed.Melagrana 2008